Coinvolti 70 indagati per reati su sanità, conferenza alle 10:30
Operazione NAS – Un’importante operazione condotta dai Carabinieri del Nas è in corso dalle prime ore della giornata tra le province di Napoli e Salerno. Circa 300 militari stanno eseguendo un’ordinanza di misure cautelari emessa dal GIP di Napoli, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea, diretta da Nicola Gratteri. Sono 70 le persone coinvolte, tutte sospettate di far parte di un’associazione a delinquere con l’obiettivo di falsificare documenti, commettere atti di corruzione e truffare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Ruolo chiave di dipendenti pubblici
Le indagini, avviate dopo una segnalazione del direttore dell’ASL Napoli 1 Centro, hanno portato alla luce una rete criminale che operava nel settore funerario e sanitario. Un ruolo centrale, secondo gli investigatori, sarebbe stato ricoperto da alcuni dipendenti del Comune di Napoli, in particolare degli uffici Anagrafe e Cimiteriale, che avrebbero favorito il sistema illecito in cambio di denaro o altri benefici.
Secondo gli inquirenti, questi impiegati pubblici avrebbero fornito informazioni riservate alle imprese funebri coinvolte nelle indagini, permettendo loro di eludere i controlli e ostacolare le verifiche. In alcuni casi, avrebbero addirittura alterato prove per coprire le attività illecite.
Certificati falsi e cremazioni irregolari
Un aspetto particolarmente grave dell’inchiesta riguarda la falsificazione di certificati necroscopici, documenti essenziali per l’avvio delle pratiche funerarie. Secondo le accuse, alcuni funzionari avrebbero rilasciato questi certificati con la firma di medici che, in realtà, non avevano mai accertato il decesso. Questo sistema consentiva alle agenzie funebri di procedere con le cremazioni senza effettuare il prelievo del DNA o ottenere il consenso scritto dei parenti del defunto.
Oltre alle pratiche funerarie, il sistema truffaldino riguardava anche il rilascio di falsi certificati medici per ottenere permessi di parcheggio per disabili, senza che vi fosse alcuna patologia accertata.
Il business delle cremazioni
Gli investigatori hanno evidenziato come il rilascio illecito delle autorizzazioni al trasporto e alla cremazione delle salme fosse un tassello fondamentale del sistema criminoso. In numerosi casi, queste autorizzazioni venivano concesse basandosi su certificati medici falsificati, senza che i decessi fossero verificati di persona dai medici competenti. Anche le firme dei familiari sui documenti di consenso risultavano spesso contraffatte.
La rete criminale e i suoi vertici
A capo di questa complessa organizzazione vi sarebbero stati cinque dirigenti medici dell’ASL Napoli 1 Centro, tutti destinatari di misure cautelari. Questi professionisti avrebbero costruito una rete composta da imprese funebri, procacciatori di clienti, affiliati a patronati, CAF e agenzie private, oltre a numerosi dipendenti pubblici compiacenti.
Tra gli arrestati figura anche un ex consigliere municipale del quartiere Chiaia, già coinvolto in un’indagine nel 2006, che in questa vicenda avrebbe avuto un ruolo da intermediario tra le imprese funebri e gli uffici pubblici.
L’inchiesta e la conferenza stampa
I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alle 10:30 presso la Procura della Repubblica di Napoli. Gli inquirenti hanno sottolineato la gravità del sistema fraudolento, evidenziando come l’inchiesta abbia smascherato un meccanismo radicato e ben organizzato che avrebbe arrecato un danno economico rilevante al Servizio Sanitario Nazionale e minato la trasparenza delle procedure amministrative.
Le indagini proseguiranno per verificare eventuali ulteriori ramificazioni del sistema e identificare altri soggetti coinvolti nel traffico illecito di certificati e autorizzazioni funebri.
