Von der Leyen ribadisce, ‘RearmEu ex articolo 122 Tfue’
Contro il piano di riarmo – La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha confermato ieri, nel corso della conferenza dei presidenti dei gruppi politici del Parlamento Europeo, che il piano RearmEu si baserà sull’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), come già anticipato nella lettera inviata ieri agli Stati membri. Fonti parlamentari hanno confermato questa posizione della presidente, sottolineando che, come già accaduto con il piano Next Generation EU, questa procedura permetterà di velocizzare l’attuazione del piano, escludendo il Parlamento Europeo dai processi decisionali.
Secondo alcuni esponenti politici, questa modalità di attuazione, che bypassa il Parlamento, sta suscitando non poche preoccupazioni. Per la delegazione del Movimento 5 Stelle (M5S) a Bruxelles, Ursula von der Leyen sta cercando di aggirare le normali procedure democratiche del Parlamento Europeo per far passare il suo piano di riarmo. La critica si basa sull’uso di una “scappatoia” nei trattati, la quale impedirebbe al Parlamento di discutere e approvare il piano. In particolare, i rappresentanti del M5S affermano che von der Leyen temerebbe un confronto democratico, ma che tale atteggiamento non farà altro che indebolire ulteriormente la sua posizione.
Il portavoce del M5S ha dichiarato: “Ursula von der Leyen ha paura della democrazia, ma la democrazia la spazzerà. È arrivato il momento di sfiduciare questa Commissione, che non rappresenta più nessuno se non gli interessi delle lobby delle armi”. La critica al piano di riarmo è condivisa anche dalla Lega, con uno dei suoi rappresentanti al Parlamento Europeo che ha aggiunto: “Alla faccia della democrazia: pur di non confrontarsi con l’unica istituzione che ospita rappresentanti eletti dai cittadini, von der Leyen ricorre a sotterfugi per portare avanti una deriva bellicista. Questo atteggiamento è inaccettabile e calpesta la volontà popolare”.
Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico (PD), ha preso posizione durante una discussione su La7 a Coffee Break, lamentando il silenzio della presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, che non si è ancora pronunciata sulla proposta di von der Leyen. “È grave che Meloni non abbia discusso il piano con il Parlamento italiano”, ha detto Ricci, aggiungendo che il piano di riarmo europeo non dovrebbe seguire le politiche unilaterali di singoli leader come Emmanuel Macron, ma dovrebbe essere il frutto di una politica estera e di difesa comune dell’Unione Europea.
In merito alla proposta di von der Leyen, Matteo Ricci ha espresso anche il suo dissenso riguardo la costituzione di un esercito unico europeo. Secondo Ricci, il piano non sembra mirare a una vera unificazione delle forze armate europee, ma piuttosto al rafforzamento degli eserciti nazionali, che rimarrebbero comunque frammentati e incapaci di affrontare efficacemente le sfide internazionali. La proposta rischierebbe inoltre di ridurre le risorse destinate al sociale, per finanziare il potenziamento militare.
“Ursula von der Leyen vuole presentare questo piano come una risposta alle sfide geopolitiche, ma senza un vero processo di unificazione delle forze armate, non possiamo parlare di un’Europa più forte. I singoli eserciti nazionali resterebbero troppo fragili”, ha spiegato Ricci. Il timore di molti parlamentari è che l’approvazione del piano possa condurre a una militarizzazione dell’Unione Europea, senza che venga realizzata una reale cooperazione tra gli Stati membri in ambito difensivo.
Queste preoccupazioni sono state ulteriormente alimentate dalla recente svolta internazionale. Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e la sua pubblica presa di posizione nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, molti osservatori ritengono che l’Europa debba finalmente agire come un soggetto politico unitario, capace di difendere i propri interessi e di assumere un ruolo centrale nel panorama geopolitico mondiale. Tuttavia, la divisione tra i singoli leader europei, come evidenziato dall’azione di Macron, ha ostacolato la creazione di una politica estera e di difesa unificata.
In conclusione, la discussione sul piano RearmEu solleva interrogativi cruciali per il futuro della difesa europea. Mentre alcuni ritengono che sia necessario un rafforzamento delle capacità militari dell’Unione, altri temono che questo piano non rappresenti altro che un modo per rafforzare i singoli Stati membri senza una reale solidarietà europea. La domanda fondamentale resta: l’Europa riuscirà a costruire una politica di difesa condivisa, o continuerà a muoversi in ordine sparso, con il rischio di compromettere la propria sicurezza e il proprio futuro?
