UniCredit-BPM: le logiche del mercato e le sfide politiche
UniCredit-BPM – La discussione sulla possibile fusione tra UniCredit e Banca Popolare di Milano (BPM) ha suscitato accesi dibattiti tra esponenti politici e operatori del mercato. Tuttavia, scrive Oscar Giannino su Il Riformista le decisioni su tali operazioni devono seguire logiche di mercato e non essere influenzate da interventi politici, che rischiano di compromettere l’efficienza e la stabilità del sistema bancario italiano.
1. La serietà del sistema bancario italiano
Il sistema bancario italiano è una realtà che non può essere soggetta a pressioni politiche. Gli interventi della politica, come quello di Matteo Salvini, che ha sollevato preoccupazioni circa il ruolo di UniCredit, sono stati prontamente smentiti dalla realtà dei fatti. UniCredit è una banca italiana, con sede legale in Italia e una chiara struttura operativa nel nostro paese. Le autorità competenti, tra cui Banca d’Italia, l’Antitrust e la CONSOB, sono le uniche a dover valutare la correttezza delle operazioni di mercato, come l’Offerta Pubblica di Scambio (OPA) tra le due istituzioni bancarie. Questi enti sono chiamati a garantire la stabilità del mercato finanziario, evitando la creazione di posizioni dominanti e proteggendo gli interessi degli azionisti e degli investitori.
2. L’offerta di UniCredit e la valutazione di BPM
L’offerta di UniCredit sui titoli di BPM è stata vista da molti come troppo bassa rispetto al valore reale della banca milanese. Il CDA di BPM, riunitosi recentemente, ha sottolineato che l’offerta non riflette né il valore attuale della banca né quello che si prevede possa essere raggiunto grazie al piano industriale 2023-2026. Giuseppe Castagna, amministratore delegato di BPM, ha dimostrato di essere un banchiere di successo, come evidenziato dai risultati del bilancio 2023, con un ROE salito dall’6% all’11%, una riduzione delle sofferenze nette allo 0.59%, e un CET1 aumentato dal 12% al 14%. Castagna ha anche dichiarato che il valore di BPM ammonta a 12 miliardi di euro, superiore ai 10 miliardi offerti da UniCredit.
3. Il ruolo di Castagna nel sistema bancario italiano
La figura di Castagna si distingue per la sua capacità di gestire con successo le esigenze della media e piccola industria, in particolare nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove BPM ha una forte presenza. La sua gestione ha suscitato l’interesse di Salvini e Meloni, che apprezzano il suo approccio focalizzato sull’economia reale. Tuttavia, la politica ha cercato di coinvolgerlo nel progetto di un “terzo polo bancario”, una soluzione che non rispecchia le logiche di mercato. Il coinvolgimento di Castagna in un’aggregazione di questa natura, con l’ingresso di gruppi come Caltagirone e Del Vecchio, è il risultato di manovre politiche che non hanno nulla a che fare con l’efficienza del sistema bancario.
4. Le sfide per il sistema bancario italiano e l’Europa
L’operazione UniCredit-BPM si inserisce in un contesto più ampio di consolidamento bancario che riguarda tutta l’Europa. Il sistema bancario italiano, seppur ben patrimonializzato, deve fare i conti con la necessità di raggiungere una dimensione sufficiente per competere a livello europeo. Le banche italiane devono essere in grado di competere con le istituzioni bancarie degli altri paesi europei, come Commerzbank, per attrarre investimenti e rispondere alle esigenze di un mercato sempre più globalizzato. Se l’Italia vuole ottenere una quota significativa del mercato unico del credito, non può permettersi di introdurre barriere politiche che ostacolano la crescita delle proprie banche.
5. Il ruolo degli azionisti nelle operazioni di mercato
In ogni operazione di mercato, è compito degli azionisti prendere le decisioni, mentre le autorità di regolamentazione dovrebbero intervenire solo per garantire che le operazioni siano conformi alle leggi in vigore e non danneggino la concorrenza. Se la politica continua a immischiarsi nelle operazioni bancarie, si rischia di tornare a un sistema in cui le decisioni vengono prese non sulla base di criteri economici, ma per motivi politici. In un sistema economico sano, i governi non dovrebbero interferire nelle decisioni degli azionisti, che sono i legittimi detentori del potere nelle imprese.
Conclusione: l’importanza di una visione di mercato
L’operazione di fusione tra UniCredit e BPM rappresenta una grande opportunità per il consolidamento del sistema bancario italiano, ma è fondamentale che le decisioni vengano prese secondo logiche di mercato, non politiche. La politica dovrebbe limitarsi a garantire che le normative siano rispettate e che il mercato funzioni in modo competitivo e trasparente. Le sfide per il sistema bancario italiano sono molteplici, ma con un approccio di mercato e senza interferenze politiche, l’Italia può rispondere alle esigenze di un’economia globale, creando un sistema bancario che sia competitivo e in grado di attrarre investimenti a livello internazionale. /fonte Il Riformista by Giuseppe Volpe
