La città è sotto assedio, ma l’Ucraina non cede terreno
Le truppe ucraine continuano a presidiare Pokrovsk, nodo strategico nell’est del Donetsk, nonostante l’intensificarsi degli attacchi russi. Secondo lo Stato Maggiore di Kiev, l’accesso alla città è ancora garantito e le operazioni di evacuazione e rotazione dei militari, inclusi i feriti, proseguono con regolarità.
Mosca rivendica avanzamenti in due quartieri urbani, mostrando video non verificati di incursioni su mezzi leggeri. Tuttavia, fonti ucraine negano l’accerchiamento totale e confermano che la logistica, pur rallentata, resta attiva. Il think tank americano ISW definisce il quadro “complesso”, con Kiev impegnata su due fronti: all’interno della città e nella cintura occidentale, per impedire ai russi di consolidare il controllo sulle arterie di comunicazione.
Il generale Syrskyi ha denunciato la presenza di circa 150.000 soldati russi, supportati da unità meccanizzate e marines. Il presidente Zelensky ha evidenziato la sproporzione numerica, stimando un rapporto di otto a uno a favore di Mosca.
Pokrovsk, ridotta a macerie, era un centro vitale per i collegamenti tra Donetsk, Dnipro e Zaporizhzhia. Dopo il ritiro da Avdiivka, le forze ucraine si sono riorganizzate proprio qui, trasformando la città in un simbolo di resistenza.
La sua caduta rappresenterebbe per Mosca la conquista più significativa dopo Bakhmut, aprendo un varco verso il cuore dell’Ucraina. Dnipro, con un milione di abitanti, dista appena due ore e mezza. Per Kiev, perdere Pokrovsk significherebbe esporre le retrovie centrali a un rischio diretto.
Secondo analisti militari, l’insistenza russa su questo fronte conferma la volontà del Cremlino di proseguire l’offensiva senza aperture diplomatiche. Il conflitto, iniziato nel 2014 e riesploso nel 2022, continua a devastare territori e vite, mentre Pokrovsk resta un baluardo cruciale nella difesa dell’Ucraina orientale.
