Salis e Todde: nuove violenze digitali, la denuncia delle istituzioni
Il volto pubblico della politica femminile italiana è ancora il bersaglio di una violenza che si insinua nelle pieghe più oscure della rete. Le protagoniste dell’attualità, oggi, sono la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e la sindaca di Genova Silvia Salis, entrambe vittime di una nuova ondata di insulti sessisti sui social, fra offese volgari, stereotipi e attacchi discriminatori.
Alessandra Todde ha ricevuto una sequela di insulti denigratori documentati dal Movimento 5 Stelle della Sardegna, che ha pubblicato una carrellata di post violenti sui propri canali social, accompagnandoli da una ferma condanna e dalla solidarietà verso la presidente: “Chi usa odio e violenza verbale per abbattere una donna lo fa perché teme la sua forza, la sua determinazione e la sua integrità – dichiarano i 5 Stelle – La lotta per il rispetto delle donne non deve mai cedere al disprezzo.”
Ma la denuncia di Todde segue di poche ore quella della sindaca Silvia Salis, che si è aperta con coraggio in consiglio comunale su ciò che accade ogni giorno sui social: “Sotto i miei post c’è chi mi dà della puttana, o mi invita a calmare i nervi con allusioni sessuali. C’è chi associa la mia figura pubblica a stereotipi volgari, senza considerare la fatica, la responsabilità, il ruolo istituzionale che porto avanti. È una violenza che si nasconde dietro profili innocui, dove spesso compaiono bambini o famiglie.”
Salis racconta come anche la semplice foto in bikini, condivisa durante la campagna elettorale, sia diventata oggetto di commenti sessisti: “A un sindaco uomo sarebbero state rivolte le stesse battute? Non credo. È tempo di avere il coraggio di dire come stanno le cose.”
Le istituzioni e i movimenti invitano a non abbassare la guardia: il sessismo verbale non giustifica la libertà di insulto, la dignità della donna non può essere negoziata o violata nei contesti pubblici e privati. Dal dibattito emerge la necessità di una radicale educazione affettiva e sessuale, capace di scardinare pregiudizi e cambiare la mentalità alla radice, soprattutto nei luoghi decisionali, mediatici e digitali.
Il cammino verso il rispetto e la parità richiede una presa di coscienza collettiva, una responsabilità condivisa fra istituzioni, cittadini e media: perché una società che permette la violenza verbale contro le donne in politica è una società che mette a rischio la propria democrazia e il futuro di tutti. Un messaggio che oggi si fa ancora più urgente e universale.
(Poc/Adnkronos)
