Polizia contro Comando Vermelho, città in stato d’assedio
Rio de Janeiro vive ore di terrore dopo l’operazione di polizia più sanguinosa nella storia dello Stato. Il bilancio provvisorio parla di 138 morti, tra cui quattro agenti, dopo giorni di combattimenti contro il Comando Vermelho, la più potente organizzazione criminale della metropoli brasiliana. L’intervento, iniziato all’alba di lunedì, ha coinvolto oltre 2.500 uomini nei complessi di Alemão e Penha, dove risiedono circa 280 mila persone.
Gli scontri si sono concentrati nella collina della Misericordia, un’area di fitta vegetazione trasformata in campo di battaglia. Secondo fonti di sicurezza, i narcos hanno utilizzato droni armati di granate, fucili d’assalto capaci di abbattere elicotteri e autobus sequestrati per bloccare le vie d’accesso. La popolazione, costretta a nascondersi, ha denunciato ore di terrore con raffiche ininterrotte di colpi e incendi in più quartieri.
Il governatore Cláudio Castro, esponente del Partito Liberale, ha definito l’azione “una guerra dello Stato contro i narcoterroristi”, chiedendo il sostegno del governo federale. A Brasilia, il presidente facente funzione Geraldo Alckmin ha convocato una riunione d’urgenza al Palazzo del Planalto, accogliendo la richiesta d’aiuto. I ministri Rui Costa (Casa Civil) e Ricardo Lewandowski (Giustizia e Sicurezza) sono attesi a Rio per coordinare nuove misure.
La città è paralizzata. Scuole e università chiuse, voli sospesi all’aeroporto Galeão, trasporti pubblici interrotti, migliaia di lavoratori costretti a tornare a casa a piedi. Il sindaco Eduardo Paes ha dichiarato che Rio “non sarà ostaggio della criminalità”. Il municipio ha elevato lo stato di attenzione al livello 2 per il rischio di nuovi attacchi.
I residenti dei complessi di Alemão e Penha riferiscono che molti corpi sono stati recuperati direttamente dagli abitanti, senza intervento immediato dei soccorsi. Le autorità ammettono difficoltà nel raggiungere le aree più colpite, dove intere famiglie sono rimaste isolate. Ospedali e ambulatori della zona hanno sospeso i servizi per motivi di sicurezza.
Secondo fonti investigative, l’operazione mira alla cattura di circa cento trafficanti legati al Comando Vermelho, gruppo che negli ultimi anni ha esteso la propria influenza in altri stati del Paese. Il leader Edgar Alves Andrade, noto come Doca da Penha, rimane latitante nonostante venti mandati di cattura per oltre cento omicidi.
Le autorità hanno sequestrato 75 fucili d’assalto e due pistole. Gli investigatori ritengono che l’organizzazione disponga ancora di un vasto arsenale nascosto nelle favelas. Le forze speciali prevedono di mantenere la presenza militare “a tempo indeterminato”, mentre cresce il timore di rappresaglie coordinate in altre zone della città.
Nei quartieri del centro e nella zona nord, gruppi armati hanno incendiato autobus e imposto la chiusura forzata dei negozi. Video diffusi sui social mostrano strade deserte, barriere di veicoli bruciati e spari nel buio. La popolazione civile vive in un clima di ansia crescente: “Ogni notte sembra una battaglia”, raccontano testimoni.
Gli analisti della sicurezza segnalano che la reazione dei narcos rappresenta un salto di qualità nella capacità militare delle organizzazioni criminali brasiliane. L’uso di tecnologie militari, come droni offensivi e sistemi di comunicazione criptati, mostra una trasformazione strutturale del traffico di droga.
Il governo federale sta valutando l’invio dell’Esercito per il controllo delle principali arterie di Rio, misura già adottata in passato ma sospesa per i costi elevati e i risultati controversi. Tuttavia, la pressione politica e il panico della popolazione potrebbero spingere a un nuovo intervento.
Intanto, nelle favelas, il suono delle sirene si mescola ai lamenti di chi cerca dispersi. Le autorità locali stimano centinaia di sfollati. Le scuole chiuse saranno utilizzate come centri di accoglienza temporanei.
La situazione resta instabile. Gli scontri proseguono nelle aree periferiche mentre continuano i rastrellamenti. Rio, una delle città più turistiche del mondo, si ritrova di nuovo simbolo del fallimento delle politiche di sicurezza e della profonda disuguaglianza sociale che alimenta il crimine.
Le organizzazioni per i diritti umani chiedono un’inchiesta indipendente per chiarire la proporzionalità dell’uso della forza. Il governatore Castro ribadisce che “non si tratta di una semplice operazione di polizia ma di una guerra per la sopravvivenza dello Stato”.
Con la notte che cala su Rio, cresce il timore di nuove esplosioni di violenza. Le famiglie restano chiuse in casa, senza luce in molte zone. Le autorità invitano i cittadini a non uscire. La città, ferita e sospesa, attende di capire se la spirale di sangue potrà essere interrotta.
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