Federpol: a Ministro Piantedosi contro accessi informatici abusivi

Federpo: a Ministro Piantedosi contro accessi informatici abusivi

Federpol: a Ministro Piantedosi contro accessi informatici abusivi

Federpol – La Federpol, rappresentata dal suo presidente Luciano Tommaso Ponzi, ha lanciato un appello urgente al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, chiedendo l’avvio di un tavolo di confronto per contrastare l’accesso abusivo ai sistemi informatici. Ponzi ha denunciato l’aumento degli episodi di violazione di dati sensibili commessi da ex dipendenti bancari e operatori non autorizzati, che spesso collaborano con società di consulenza e investigazione, inclusi ex membri delle forze dell’ordine.

Secondo Ponzi, tale accesso indiscriminato a informazioni riservate costituisce una minaccia alla privacy e alla sicurezza dei cittadini, favorendo un mercato nero dell’informazione. L’accesso non regolamentato si è diffuso anche tra ex funzionari delle forze dell’ordine, che, pur in pensione, mantengono legami con ex colleghi, accedendo così a canali di informazioni confidenziali. Questa pratica, evidenziata in diverse inchieste, danneggia gravemente la reputazione della categoria degli investigatori privati autorizzati, sottolinea Ponzi.

Ponzi ha richiamato l’attenzione su una situazione paradossale: gli investigatori privati, nonostante siano soggetti a licenze rigide e qualifiche specifiche, si vedono spesso negato l’accesso a banche dati fondamentali come l’Anagrafe Nazionale delle Persone Residenti (ANPR) e l’ACI, al contrario di altre categorie professionali, come gli avvocati, che invece hanno accesso a tali informazioni per motivi legali. Questa situazione costringe gli investigatori privati a operare senza strumenti adeguati per rispettare la normativa sulla privacy e garantire trasparenza.

L’appello di Federpol arriva in un momento critico per il settore, con episodi recenti di accessi abusivi che hanno messo in evidenza la necessità di un quadro normativo più chiaro e di un rafforzamento del controllo sugli accessi. Federpol chiede che il legislatore intervenga per limitare l’operatività di chi agisce al di fuori delle norme, proteggendo la categoria degli investigatori autorizzati e differenziandola da chi pratica attività investigative senza licenza. Ponzi sostiene che la regolamentazione delle attività di raccolta dati deve basarsi su principi di trasparenza e conformità alla normativa sulla privacy.

Nel suo intervento, Ponzi ha criticato l’utilizzo del termine “investigazione” da parte di consulenti tecnici di parte (CTP) e consulenti tecnici d’ufficio (CTU), nonché di consulenti economici, spesso incaricati dalle procure. Questi professionisti, ha osservato, accedono a informazioni riservate e svolgono attività investigative senza avere le stesse restrizioni e controlli cui sono sottoposti gli investigatori privati iscritti a Federpol. Questa libertà di accesso da parte di professionisti non sottoposti a un controllo formale può minare la privacy e la sicurezza delle informazioni utilizzate in contesti giudiziari e finanziari.

Federpol ha iniziato a segnalare i casi di investigatori abusivi alle Procure della Repubblica, per consentire l’avvio di procedimenti legali mirati contro chi infrange le normative. Ponzi sottolinea che la presenza di un codice etico, obbligatorio per tutti gli iscritti a Federpol, garantisce il rispetto delle regole e la protezione dei diritti dei cittadini.

L’associazione richiama quindi il Ministero dell’Interno e il legislatore a intervenire per definire chiaramente le competenze e i limiti degli investigatori privati autorizzati, distinguendoli da consulenti e altre figure che operano al di fuori delle norme. Federpol richiede uno sforzo congiunto per impedire che professionisti non autorizzati possano continuare a compromettere la sicurezza informatica e la riservatezza dei dati, operando in un contesto normativo lacunoso.

Inoltre, Ponzi sottolinea che la possibilità di accesso verificato e regolato a banche dati pubbliche rappresenterebbe un importante passo avanti per permettere agli investigatori privati di lavorare nel pieno rispetto delle norme sulla privacy e fornire un servizio di qualità ai propri clienti.

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