Maxi blitz nel Salento contro clan mafiosi e traffico di droga

Operazione all’alba con oltre 120 carabinieri in cinque comuni

Maxi blitz nel Salento – Un’imponente operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Lecce ha inferto un duro colpo alla criminalità organizzata della costa ionica salentina. Sedici persone sono state arrestate, sette condotte in carcere e nove ai domiciliari, nell’ambito di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. In totale, gli indagati sono 51, accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, rapina, tentata estorsione, incendio, lesioni aggravate e altri reati, tutti con l’aggravante del metodo mafioso.

L’operazione, scattata all’alba, ha coinvolto 120 militari supportati dal 6° Nucleo Elicotteri di Bari Palese, dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, dal Nucleo Cinofili di Modugno e dall’11° Reggimento “Puglia”. I controlli hanno interessato i comuni di Gallipoli, Nardò, Galatone, Sannicola e Seclì, oltre alla Casa Circondariale di Lecce.

L’inchiesta trae origine dall’arresto in flagranza di un giovane spacciatore nel giugno 2020 a Galatone. Da quell’episodio è emerso un sistema criminale complesso, articolato su due organizzazioni parallele e interconnesse che si dividevano le aree di influenza: una operante su Nardò, comprese le marine di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, l’altra su Gallipoli, con diramazioni a Galatone e Sannicola.

Le indagini hanno rivelato due strutture ben organizzate e gerarchiche, in grado di controllare capillarmente lo spaccio di cocaina, eroina, marijuana e hashish, imponendo la propria supremazia con azioni violente e intimidatorie. In particolare, il gruppo neretino esercitava un controllo mafioso sul territorio, con episodi di violenza estrema. Tra questi, una rapina compiuta da uomini armati ai danni di una vittima costretta, sotto minaccia di pistola, a cedere denaro e veicolo, e un’aggressione avvenuta nei pressi di un bar di Nardò che provocò deformazioni permanenti al volto della vittima.

I Carabinieri hanno documentato mesi di attività criminale attraverso intercettazioni, appostamenti e ricognizioni aeree, ricostruendo una fitta rete di pusher e intermediari. Un ruolo significativo è emerso anche per alcune donne, responsabili della gestione dei contatti, del rifornimento e dello spaccio al dettaglio, oltre che del controllo logistico delle consegne, talvolta in presenza di minori.

Le comunicazioni tra i sodali avvenivano su chat criptate e piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram, dove gli ordini di droga venivano mascherati da termini in codice come “pane” o “birra”. Gli stessi spacciatori, per fidelizzare i clienti, chiedevano “recensioni” sulla qualità della sostanza.

L’operazione ha portato anche al sequestro di consistenti quantitativi di stupefacenti, pronti per essere immessi sul mercato locale. Secondo le stime, la droga avrebbe potuto generare oltre cinquemila dosi destinate allo spaccio al dettaglio.

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto le risultanze investigative dei Carabinieri della Compagnia di Gallipoli, condividendo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia. Le persone arrestate restano comunque indiziate e la loro posizione sarà accertata in sede processuale, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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