Suicidio assistito, l’ASL conferma i requisiti per Ada

“Da oggi sono padrona della mia vita e del mio corpo”

L’ASL competente ha confermato che Ada, 44 anni, affetta da SLA, possiede tutti i requisiti previsti dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale – la cosiddetta “sentenza Cappato” – per accedere al suicidio medicalmente assistito. La comunicazione ufficiale, datata 7 ottobre, è stata inviata alla donna e ai suoi legali, specificando che si procederà ora con l’individuazione del farmaco e delle modalità di autosomministrazione, come previsto dal quadro normativo vigente.

Ada, originaria della Campania, ha espresso la sua gratitudine e sollievo per il riconoscimento dei suoi diritti, dopo mesi di attesa e battaglie legali. “Quando ho letto le parole ‘parere favorevole’, ho sentito un peso scivolare dalle mie spalle. La SLA ha perso, io ho vinto”, ha dichiarato. “Non trascorrerò nemmeno un minuto in più ad avere paura. Da oggi esiste solo il presente, e ogni giorno è prezioso. Sono legalmente padrona della mia vita e del mio corpo.”

Le sue parole, lette dalla sorella Celeste poiché Ada non può più parlare a causa dell’avanzamento della malattia, riflettono la determinazione di una donna che, da oltre un anno, affronta una patologia neurodegenerativa in rapida progressione. Diagnostica a giugno 2024, la SLA le ha tolto progressivamente l’uso della parola e la capacità di camminare, costringendola a comunicare con un puntatore oculare e a dipendere completamente dai suoi familiari per ogni funzione vitale.

Dopo un primo diniego dell’ASL, Ada – assistita dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – aveva presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale di Napoli. In sede giudiziaria era stato raggiunto un accordo che prevedeva una nuova valutazione delle sue condizioni di salute, da cui è derivato il parere favorevole comunicato il 7 ottobre.

“Quello di oggi non è solo un parere – ha sottolineato l’avvocata Gallo – ma il pieno riconoscimento del diritto costituzionale di Ada a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. L’ASL ha applicato correttamente la sentenza Cappato e le successive pronunce della Corte, dimostrando che il rispetto della legge permette di garantire un diritto che non è un privilegio, ma una scelta libera e consapevole.”

Il caso di Ada si inserisce nel solco tracciato dalle decisioni della Corte costituzionale n. 242/2019, n. 135/2024 e n. 66/2025, che hanno definito i criteri e le modalità per l’accesso all’aiuto alla morte volontaria in Italia. Le sentenze stabiliscono che la persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, pienamente capace di intendere e volere, e mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Ada, che inizialmente aveva scelto l’anonimato con il nome “Coletta”, è uscita allo scoperto nei giorni scorsi, raccontando la sua storia in un video diffuso dall’Associazione Luca Coscioni. “Auspico che tutte le persone nella mia condizione possano un giorno esercitare questo diritto senza dover lottare fino all’ultimo respiro”, ha detto. “Da oggi, finalmente, non ho più paura.”

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