Ucraina, Tajani a Cernobbio: accordo di pace non prima di Natale

A Cernobbio il ministro ribadisce sanzioni e stabilità politica

Ucraina – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio in un’intervista con Maria Bartimoro, ha chiarito che ritiene “impossibile un accordo di pace in Ucraina prima di Natale”. La dichiarazione è contenuta in un comunicato stampa ripreso nel corso dei lavori del workshop internazionale.

Secondo Tajani, la situazione resta critica e non consente margini di ottimismo. Ha ricordato il sostegno italiano all’iniziativa del presidente Trump per tentare una mediazione, ma ha espresso dubbi sulla reale disponibilità di Vladimir Putin. Per il vicepremier, l’unica strada percorribile rimane il blocco dei flussi economici verso Mosca tramite nuove sanzioni mirate, giudicate l’unico strumento in grado di frenare l’aggressione russa.

Il titolare della Farnesina ha ribadito che la proposta italiana costituisce la via più concreta verso una trattativa, ma ha escluso qualsiasi ipotesi di impiego diretto di truppe, che considera un errore strategico. Il discorso si è poi spostato sul fronte interno: “Meno tasse per crescere” è stata la formula con cui Tajani ha richiamato lo slogan politico già lanciato da Silvio Berlusconi, sottolineando la necessità di alleggerire il carico fiscale sulle famiglie e sulle piccole imprese, considerate il motore produttivo del Paese.

Il vicepremier ha inoltre rimarcato che la stabilità politica garantita dall’attuale esecutivo rappresenta un fattore determinante per l’andamento dell’economia. Ha ricordato che, per la prima volta da anni, un governo italiano ha prospettive di durata quinquennale, con il centrodestra in posizione di forza verso le prossime elezioni. Questo, secondo Tajani, costituisce un segnale positivo per i mercati e per la crescita complessiva.

Il messaggio diffuso a Cernobbio da Tajani, come riportato dal comunicato stampa dell’agenzia Adnkronos, mette in evidenza la duplice priorità: da un lato la ricerca di una via diplomatica per fermare la guerra in Ucraina, dall’altro la necessità di consolidare le basi economiche interne attraverso stabilità e riduzione delle imposte.

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