“Denuncia e polemiche per condivisione immagini senza consenso”
Sta provocando forte sdegno il caso del gruppo Facebook “Mia Moglie”, una comunità digitale che ha diffuso immagini intime di donne senza alcuna autorizzazione. Con oltre 31 mila iscritti, il gruppo è finito sotto inchiesta dopo la denuncia della Polizia postale. Le immagini pubblicate mostravano donne in costume, mentre cucinavano o si rilassavano in casa, spesso in intimo, tutte condivise da partner o ex senza consenso. L’iniziativa “Not All Men”, promossa dall’organizzazione “No Justice No Peace”, ha raccolto testimonianze di violenze e abusi online contro le donne, portando all’attenzione del pubblico questa vicenda.
La pagina, subito dopo la denuncia, è stata invasa da commenti di condanna e da richieste di chiusura immediata. L’associazione ha definito il gruppo come “una forma evidente di abuso, pornografia non consensuale e misoginia sistemica”, invitando gli utenti a segnalarlo direttamente a Facebook. Un post su Instagram ammoniva: “Chi partecipa a questo scempio è complice di un crimine”.
Tra le voci critiche, Carolina Capria, autrice e attivista nota su Instagram come “Lhascrittounafemmina”, ha sottolineato come la mancanza di consenso continui a essere ignorata: “Molti uomini non considerano il consenso un elemento fondamentale dei rapporti. Spesso la violazione stessa diventa fonte di eccitazione sessuale”, ha dichiarato.
Anche la piattaforma italiana Privacy She-leaders, impegnata nella leadership femminile e nella protezione dei dati, ha condannato l’episodio: “La condivisione di immagini intime senza consenso rappresenta violenza online e grave violazione della privacy”. L’organizzazione ha chiesto interventi immediati delle istituzioni e ha ricordato l’importanza dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, essenziale per contrastare simili violazioni e salvaguardare i diritti digitali.
Il gruppo, operativo da circa sette anni, risulta ora chiuso. Prima della rimozione, migliaia di uomini partecipavano attivamente. In Italia, la diffusione non autorizzata di immagini intime è punita dall’articolo 612-ter del Codice Penale, con pene fino a sei anni di reclusione. Anche i commenti violenti possono comportare conseguenze legali.
Testimonianze raccolte tra chi ha seguito la vicenda evidenziano che vi erano tentativi di spostare contenuti e attività su altre piattaforme, come Telegram o gruppi chiusi su Facebook, per continuare la condivisione senza controllo. La vicenda evidenzia come la protezione della privacy e della dignità delle donne rimanga un tema centrale, soprattutto nel contesto digitale.
